Il II Incontro nazionale dei referenti diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, svoltosi a Roma dal 16 al 18 aprile sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche” ha ridisegnato la mappa delle fragilità che interpellano la comunità ecclesiale.
Ha aperto i lavori un messaggio di Papa Leone XIV che ha affermato: “la tutela non può essere intesa solo come un insieme di norme da applicare o di procedure da osservare: essa chiede una sapienza che investe lo stile delle comunità, il modo di esercitare l’autorità, la formazione degli educatori, la vigilanza sui contesti, la trasparenza dei comportamenti…”
Ha aggiunto poi: …“una comunità cristiana vive la conversione evangelica quando non si difende dal dolore di chi ha sofferto, ma se ne lascia interrogare; quando non minimizza il male, ma lo riconosce; quando non si chiude nella paura dello scandalo, ma accetta di percorrere strade esigenti di verità, di giustizia e di guarigione”.
Seguono diverse stimolanti riflessioni tra cui quella di Monsig Luis Manuel Alì Ferrera – segretario della Pontificia commissione per la Tutela dei Minori – che osserva che il Santo Padre anziché utilizzare l’espressione “minori ed adulti vulnerabili” ha preferito quella di “minori e persone in situazioni di vulnerabilità”. Mons. Ali Ferrera sottolinea che non si tratta di una sfumatura retorica, ma di un cambiamento di prospettiva: il focus si sposta dalla persona (chi è vulnerabile) alla situazione (quando e come qualcuno diventa vulnerabile)”.
Quindi, in una coinvolgente tavola rotonda con i direttori di uffici pastorali della fragilità (Pastorale della salute, della disabilità, cappellani carcerari, Caritas) è emerso che è bene distinguere tra fragilità e vulnerabilità. Don Massimo Angelelli chiarisce: “per fragilità intendiamo una condizione antropologica costitutiva della persona, qualcosa che siamo e che non è in alcun modo identificabile con un limite o un difetto di funzionamento” mentre “la vulnerabilità è quella condizione in cui la tua fragilità è messa a rischio…vulnerabile significa che qualcuno o qualcosa mi può fare del male…”
La vulnerabilità è quindi una condizione dinamica, che può emergere in diversi momenti dell’esistenza: una malattia, una disabilità, la detenzione, la povertà; esperienze diverse che espongono la fragilità della persona e la rendono più esposta a rischio. Non un’etichetta, dunque, ma una soglia che può riguardare chiunque in momenti diversi della vita.
La Presidente del Servizio nazionale di Tutela Minori – Chiara Griffini – commenta: “quando si prende sul serio la vulnerabilità come fattore antropologico costitutivo ci si apre al rispetto e alla solidarietà nella nostra vulnerabilità condivisa, nonché alla tutela e alla promozione dell’integrità di chi si trova in situazioni di rischio….”
Chiude poi: “…Il Dio cristiano, in particolare il Dio fatto carne, è certamente innamorato di tutto ciò che è umano e sa come prendersi cura della vulnerabilità umana. È quello che la Chiesa oggi più che mai sente come un proprio compito fondamentale”.
Mi piace citare infine un’affermazione della professoressa Luigina Mortari (Università di Verona) “possa tu fiorire di ogni bene”.
Referente diocesi di Nicosia
Marcella Falco

